{"id":20515,"date":"2024-04-08T16:22:18","date_gmt":"2024-04-08T14:22:18","guid":{"rendered":"https:\/\/bmscience.net\/blog\/?p=20515"},"modified":"2024-04-08T16:23:51","modified_gmt":"2024-04-08T14:23:51","slug":"principi-di-funzionamento-della-radiologia-tradizionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/bmscience.net\/blog\/principi-di-funzionamento-della-radiologia-tradizionale\/","title":{"rendered":"Principi di funzionamento della radiologia tradizionale"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"380\" height=\"542\" src=\"https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Schema-di-funzionamento-di-un-tubo-radiogeno-per-lemissione-di-raggi-X.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-20517\" style=\"width:278px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Schema-di-funzionamento-di-un-tubo-radiogeno-per-lemissione-di-raggi-X.png 380w, https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/Schema-di-funzionamento-di-un-tubo-radiogeno-per-lemissione-di-raggi-X-210x300.png 210w\" sizes=\"auto, (max-width: 380px) 100vw, 380px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Schema di funzionamento di un tubo radiogeno per l\u2019emissione di raggi X<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Le tecniche diagnostiche radiologiche sono un insieme di procedure che consentono di ottenere immagini dei tessuti e degli organi interni utilizzando rilevatori sensibili ai raggi X.<\/p>\n\n\n\n<p>I <strong>raggi X<\/strong> sono una forma di radiazione elettromagnetica, costituita da fotoni, prodotta da un tubo radiogeno contenente un catodo e un anodo.<br>Il <strong>catodo<\/strong>, che \u00e8 il polo negativo, ha una spirale di <strong>tungsteno <\/strong>portata all&#8217;incandescenza tramite un effetto termoelettrico.<br>L&#8217;<strong>anodo<\/strong>, il polo positivo, \u00e8 costituito da un disco anch&#8217;esso in tungsteno o molibdeno. Questi componenti creano l&#8217;ambiente necessario per la generazione dei raggi X.<\/p>\n\n\n\n<p>Le unit\u00e0 di misura fondamentali dei raggi X sono il <em><strong>KiloElettronVolt<\/strong> <\/em>(KeV) e il <strong><em>milliAmpere <\/em><\/strong>(mA). Il KeV misura la differenza di potenziale tra catodo e anodo, che determina l&#8217;energia cinetica dei fotoni e la loro capacit\u00e0 di penetrare nei tessuti. Il mA, invece, misura l&#8217;intensit\u00e0 di corrente che attraversa la spiralina, influenzando il numero di fotoni emessi durante il processo radiogeno.<\/p>\n\n\n\n<p>In ambito diagnostico, le due principali modalit\u00e0 di interazione dei raggi X con la materia che concorrono alla formazione dell&#8217;immagine sono:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Effetto fotoelettrico<\/strong>: nell&#8217;effetto fotoelettrico, il fotone dei raggi X incontra un elettrone di un atomo nel paziente e trasferisce tutta la sua energia all&#8217;elettrone. Questo processo fa scomparire il fotone e porta l&#8217;elettrone a &#8220;eccitarsi&#8221; (salire di livello energetico nell&#8217;orbitale atomico) o a &#8220;ionizzarsi&#8221; (lasciare il proprio atomo di appartenenza, trasformandosi in un radicale molto reattivo verso gli atomi circostanti). Tra le varie possibili interazioni dei fotoni con la materia, l&#8217;effetto fotoelettrico \u00e8 il pi\u00f9 utile ai fini diagnostici.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Effetto Compton<\/strong>: nell&#8217;effetto Compton, il fotone dei raggi X cede parte della sua energia all&#8217;elettrone urtato e continua il suo percorso, provocando ulteriori interazioni. Questo effetto non \u00e8 favorevole poich\u00e9 pu\u00f2 creare artefatti nel radiogramma, influenzando la qualit\u00e0 dell&#8217;immagine. Inoltre, rappresenta la principale causa di esposizione professionale del personale che opera in Radiologia, conosciuta come &#8220;<strong><em>scattered radiation<\/em><\/strong>&#8220;.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n<div id=\"bmscience4203701938\" style=\"margin-top: 15px;margin-bottom: 15px;margin-left: auto;margin-right: auto;text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/4k1fShA\" target=\"_blank\" aria-label=\"Screenshot 2025-06-21 201459\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Screenshot-2025-06-21-201459.png\" alt=\"\"  srcset=\"https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Screenshot-2025-06-21-201459.png 1218w, https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Screenshot-2025-06-21-201459-300x83.png 300w, https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Screenshot-2025-06-21-201459-1024x283.png 1024w, https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/06\/Screenshot-2025-06-21-201459-768x212.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1218px) 100vw, 1218px\" width=\"1218\" height=\"337\"  style=\"display: inline-block;\" \/><\/a><\/div>\n\n\n<p>I raggi X prodotti incidono sul tessuto biologico che attraversano in misura maggiore o minore a seconda delle <strong>caratteristiche del tessuto<\/strong> stesso, come densit\u00e0, spessore e composizione molecolare (in particolare il numero atomico o &#8220;Z&#8221; degli atomi delle molecole che lo compongono).<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo aver attraversato il soggetto in studio, i raggi X incontrano un <strong>sistema rilevatore<\/strong>. Fino a qualche tempo fa, questo sistema era una lastra di <strong>bromuro di argento<\/strong>, che veniva impressionata dai raggi X e su cui si formava l&#8217;immagine radiografica.<\/p>\n\n\n<div id=\"bmscience2511840169\" style=\"margin-top: 15px;margin-left: 15px;float: right;\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/4iXPG7a\" target=\"_blank\" aria-label=\"Immagine 2025-05-13 143248\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Immagine-2025-05-13-143248.png\" alt=\"\"  srcset=\"https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Immagine-2025-05-13-143248.png 306w, https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/Immagine-2025-05-13-143248-300x267.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 306px) 100vw, 306px\" width=\"300\" height=\"267\"   \/><\/a><\/div>\n\n\n<p>Misurando l&#8217;entit\u00e0 della radiazione catturata dal sistema rilevatore e quindi, indirettamente, quella assorbita dal corpo anteposto, il sistema consente di risalire alla <strong>radiodensit\u00e0 <\/strong>del tessuto attraversato. Questo processo permette di ottenere un&#8217;immagine radiografica, chiamata comunemente <strong>radiogramma<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Il radiogramma \u00e8 un&#8217;immagine di sommazione bidimensionale in cui si proiettano le strutture tridimensionali complesse. In altre parole, quello che vediamo in una radiografia \u00e8 il risultato della sovrapposizione delle diverse strutture anatomiche che il fascio di raggi X incontra nel suo percorso attraverso la regione corporea in esame.<\/p>\n\n\n\n<p>Le diverse strutture dell&#8217;organismo sono rappresentate con diverse <strong>tonalit\u00e0 di grigio<\/strong> in base alla loro densit\u00e0, la quale dipende principalmente dalle sostanze che le compongono e dal loro spessore. Seguendo un ordine crescente di densit\u00e0, troviamo:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Aria (nero): l&#8217;aria \u00e8 rappresentata in nero perch\u00e9 viene completamente attraversata dai raggi X senza assorbirne nulla;<\/li>\n\n\n\n<li>Tessuto adiposo (grigio scuro): il tessuto adiposo appare come grigio scuro sulla radiografia;<\/li>\n\n\n\n<li>Tessuti molli\/acqua (grigio medio): i tessuti molli e l&#8217;acqua mostrano tonalit\u00e0 di grigio medio sulla radiografia;<\/li>\n\n\n\n<li>Calcio\/metallo (grigio chiaro\/bianco): il calcio e altri materiali metallici appaiono come grigio chiaro o bianco. Queste sono le strutture pi\u00f9 dense che quasi completamente impediscono il passaggio dei raggi X.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Questa scala di tonalit\u00e0 di grigio sulla radiografia consente di distinguere e visualizzare le diverse strutture anatomiche dell&#8217;organismo in base alla loro densit\u00e0 relativa.<br>In linguaggio radiologico:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Nero = <strong>radiotrasparente <\/strong>o iperdiafano in radiologia tradizionale, <strong>ipodenso <\/strong>in TC;<\/li>\n\n\n\n<li>Bianco = <strong>radiopaco <\/strong>o ipodiafano in radiologia tradizionale, <strong>iperdenso <\/strong>in TC.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>L\u2019asse d\u2019incidenza del fascio di raggi X determina il piano della proiezione radiografica. Quando il fascio di raggi X attraversa il soggetto lungo un asse antero-posteriore, si ottiene una <strong>proiezione frontale<\/strong> o <strong>coronale<\/strong>. Se l&#8217;asse d\u2019incidenza \u00e8 latero-laterale, la proiezione risultante \u00e8 <strong>sagittale<\/strong>. Infine, un asse caudo-craniale genera una <strong>proiezione assiale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>I raggi X emessi dal tubo radiogeno hanno una conformazione \u201c<strong>a ventaglio<\/strong>\u201d, che produce un fascio divergente dalla sorgente radiogena. Questa divergenza altera la proiezione dell\u2019oggetto sulla pellicola, causando un apparente aumento delle dimensioni nell&#8217;immagine risultante. Per ridurre questo fenomeno, \u00e8 necessario minimizzare la distanza tra l\u2019oggetto e la pellicola. Ad esempio, nel caso di una radiografia del torace, \u00e8 consigliabile avvicinare il paziente il pi\u00f9 possibile alla pellicola per evitare un ingrandimento dell\u2019ombra cardiaca. In alternativa, si pu\u00f2 aumentare la distanza tra il punto focale del tubo e l&#8217;oggetto stesso per ottenere un&#8217;immagine che sia il pi\u00f9 possibile fedele alla realt\u00e0.<\/p>\n\n\n<div id=\"bmscience3201156246\" style=\"margin-top: 15px;margin-bottom: 15px;margin-left: auto;margin-right: auto;text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/4swoans\" target=\"_blank\" aria-label=\"d64c165f-44d2-415e-ab64-c07f02417696._CR260,631,2362,472_SX1920_\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/d64c165f-44d2-415e-ab64-c07f02417696._CR2606312362472_SX1920_.jpg\" alt=\"\"  srcset=\"https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/d64c165f-44d2-415e-ab64-c07f02417696._CR2606312362472_SX1920_.jpg 1920w, https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/d64c165f-44d2-415e-ab64-c07f02417696._CR2606312362472_SX1920_-300x60.jpg 300w, https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/d64c165f-44d2-415e-ab64-c07f02417696._CR2606312362472_SX1920_-1024x205.jpg 1024w, https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/d64c165f-44d2-415e-ab64-c07f02417696._CR2606312362472_SX1920_-768x154.jpg 768w, https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/01\/d64c165f-44d2-415e-ab64-c07f02417696._CR2606312362472_SX1920_-1536x307.jpg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" width=\"1920\" height=\"384\"  style=\"display: inline-block;\" \/><\/a><\/div>\n\n\n<h2 id=\"rtoc-1\"  class=\"wp-block-heading\">Principi di Radioprotezione<\/h2>\n\n\n\n<p>Le radiazioni ionizzanti possono causare due tipi di danni:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>danni somatici<\/strong>: possono interessare qualsiasi tessuto nel corpo e spesso si manifestano come neoplasie; le cellule pi\u00f9 sensibili alle radiazioni sono i linfociti;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>danni genetici<\/strong>: colpiscono le cellule sessuali e possono essere trasmessi alla discendenza attraverso i gameti.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n<div id=\"bmscience112249050\" style=\"margin-top: 15px;margin-left: 15px;float: right;\"><div style=\"\r\n  width: 200px;\r\n  margin: 0 auto;\r\n  text-align: center;\r\n\">\r\n<div data-id='24174' class='amazon-auto-links aal-js-loading'><p class='now-loading-placeholder'>Caricamento&#8230;.<\/p><\/div><\/div><\/div>\n\n\n<p>La ragione fondamentale per il rischio biologico associato ai raggi X \u00e8 che la loro lunghezza d&#8217;onda \u00e8 simile al passo dell&#8217;elica del DNA, aumentando la probabilit\u00e0 di interazione e danno. Inoltre, sia con l&#8217;effetto fotoelettrico che con l&#8217;effetto Compton, si creano ioni che possono radicalizzare l&#8217;ossigeno. Questi <strong>radicali liberi<\/strong> interagiscono con le strutture cellulari e gli acidi nucleici, causandone il danneggiamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli effetti delle radiazioni sull&#8217;uomo possono essere divisi in due categorie: effetti deterministici e effetti stocastici (o probabilistici). Gli <strong>effetti deterministici<\/strong> hanno una soglia di dose al di sopra della quale l&#8217;effetto si manifesta, e c&#8217;\u00e8 una relazione dose-effetto definita. Questi includono la radiodermite e la cataratta da radiazioni. Gli <strong>effetti stocastici <\/strong>possono verificarsi con qualsiasi dose, e quindi non c&#8217;\u00e8 una soglia definita. In questo caso, maggiore \u00e8 l&#8217;esposizione alle radiazioni, maggiore \u00e8 la probabilit\u00e0 di danno, ma non l&#8217;entit\u00e0 del danno stesso. Questi effetti possono coinvolgere sia i tessuti somatici che quelli germinali.<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>radiosensibilit\u00e0 <\/strong>di un tessuto \u00e8 correlata al suo tasso di <em>turnover<\/em> cellulare. Le cellule con un alto <em>turnover<\/em>, come quelle del tessuto ematopoietico, sono molto radiosensibili, mentre le cellule muscolari e nervose, che hanno un <em>turnover <\/em>pi\u00f9 basso, sono meno radiosensibili.<\/p>\n\n\n\n<p>In generale, per ridurre i rischi legati all&#8217;esposizione alle radiazioni, \u00e8 importante:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>limitare al minimo indispensabile l&#8217;esposizione alle radiazioni ionizzanti;<\/li>\n\n\n\n<li>utilizzare strumenti di protezione individuale, come grembiuli piombati e dosimetri personali;<\/li>\n\n\n\n<li>assicurarsi che le apparecchiature siano calibrate e utilizzate correttamente;<\/li>\n\n\n\n<li>mantenere una distanza adeguata dalla sorgente di radiazioni quando possibile;<\/li>\n\n\n\n<li>seguire le linee guida e le normative di sicurezza radiologica stabilite.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>I tre principi fondamentali su cui si basa la radioprotezione sono stati stabiliti dai <strong>decreti legislativi 230\/1995<\/strong> e <strong>187\/2000<\/strong>:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Giustificazione<\/span><\/strong>: il danno potenziale da radiazioni deve essere compensato dal vantaggio diagnostico potenziale. Prima di eseguire un esame radiologico, \u00e8 necessario valutare se i benefici per il paziente superano i potenziali rischi associati all&#8217;esposizione alle radiazioni. L&#8217;esame radiologico deve essere giustificato in base alla necessit\u00e0 diagnostica e terapeutica. <\/li>\n\n\n\n<li><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Ottimizzazione<\/span><\/strong>: l&#8217;obiettivo \u00e8 trovare le condizioni ottimali per ridurre al minimo la dose di radiazioni senza compromettere la qualit\u00e0 dell&#8217;immagine diagnostica.<br>\u00c8 importante utilizzare le tecniche radiologiche pi\u00f9 recenti e avanzate disponibili per ottenere immagini di alta qualit\u00e0 con la dose pi\u00f9 bassa possibile. Questo principio promuove l&#8217;adozione di pratiche e strumenti che consentono di ottenere una diagnosi accurata con la minima esposizione alle radiazioni.<\/li>\n\n\n\n<li><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Limitazione delle Dosi<\/span><\/strong>: la somma delle dosi di radiazioni ricevute dal paziente non deve superare i limiti di dose prescritti dalla legge. Ogni singola procedura radiologica deve essere condotta in modo da mantenere la dose pi\u00f9 bassa ragionevolmente possibile, senza compromettere la qualit\u00e0 dell&#8217;immagine o l&#8217;accuratezza diagnostica. Questo principio si basa sul concetto di <strong>ALARA <\/strong>(<em>As Low As Reasonably Achievable<\/em>), ovvero mantenere le dosi di radiazioni il pi\u00f9 basse possibile, considerando i limiti tecnici e i benefici clinici dell&#8217;esame.<\/li>\n<\/ol>\n\n\n<div id=\"bmscience4185926864\" style=\"margin-left: auto;margin-right: auto;text-align: center;\"><div data-id='24153' class='amazon-auto-links aal-js-loading'><p class='now-loading-placeholder'>Caricamento&#8230;<\/p><\/div>\r\n\r\n<\/div>\n\n\n<h3 id=\"rtoc-2\"  class=\"wp-block-heading\">Unit\u00e0 di Misura in Radioprotezione<\/h3>\n\n\n\n<p>Il <strong>LET <\/strong>(<em><strong>Linear Energy Transfer<\/strong><\/em>) rappresenta la quantit\u00e0 di energia rilasciata dai diversi tipi di radiazioni. Raggi X, gamma ed elettroni sono radiazioni a basso LET, che determinano ionizzazione sparsa. Protoni, neutroni e particelle alfa sono radiazioni ad alto LET, che determinano ampia ionizzazione della materia.<\/p>\n\n\n\n<p>Le radiazioni possono essere suddivise in <strong>direttamente ionizzanti <\/strong>(agiscono direttamente sugli atomi bersaglio) e <strong>indirettamente ionizzanti<\/strong> (agiscono sulle molecole d\u2019acqua, i cui radicali perossidi sono responsabili del danno al DNA).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli effetti nocivi delle radiazioni ionizzanti si verificano quando queste cedono energia al mezzo attraversato. Nel contesto dei tessuti biologici, si parla comunemente della <strong>quantit\u00e0 di energia assorbita per unit\u00e0 di massa<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h4 class=\"wp-block-heading\">Concetti Chiave in Protezione Radiologica<\/h4>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Esposizione<\/strong>: termine utilizzato per le radiazioni elettromagnetiche;<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Dose Assorbita (D)<\/strong>: quantit\u00e0 di energia assorbita da un materiale a seguito di esposizione a radiazioni ionizzanti, per unit\u00e0 di massa. Si misura in gray (Gy).<br>1 Gy corrisponde all&#8217;assorbimento di 1 joule di energia in 1 Kg di materia (1 Gy = 1 J\/Kg).<br>Dipende dalle radiazioni e dalle propriet\u00e0 del materiale irradiato.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>D = E\/m \u2192 (Gy) o (J\/Kg)<\/strong><\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/amzn.to\/3IIrglK\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"594\" height=\"856\" src=\"https:\/\/www.bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/51RIJvuVgL.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-24744\" style=\"width:151px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/51RIJvuVgL.jpg 594w, https:\/\/bmscience.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/51RIJvuVgL-208x300.jpg 208w\" sizes=\"auto, (max-width: 594px) 100vw, 594px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><a href=\"https:\/\/amzn.to\/4aMT80X\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Acquista ora<\/a><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p>Esempi di dosi assorbite da una radiazione X di 1 C\/Kg:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>in aria: 8.87 mGy;<\/li>\n\n\n\n<li>nei tessuti molli del corpo umano: circa 10 mGy;<\/li>\n\n\n\n<li>nell\u2019osso: da 10 a 30 mGy, a seconda del punto preciso considerato all&#8217;interno dell\u2019osso.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>L&#8217;<strong>intensit\u00e0 <\/strong>o<strong> rateo di dose assorbita<\/strong>: Misura la dose assorbita in una unit\u00e0 di tempo. Si esprime in gray per secondo (Gy\/s).<\/p>\n\n\n\n<p>La <strong>dose equivalente (H<sub>T<\/sub>)<\/strong> rappresenta la dose assorbita nel tessuto o nell&#8217;organo T dovuta alla radiazione R. Si misura in <strong>Sievert <\/strong>(Sv).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\"><strong>H<sub>T,R<\/sub> = wR x D<sub>T,R<\/sub><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>dove <strong>D<sub>T,R<\/sub> <\/strong>\u00e8 la dose assorbita media nel tessuto o nell\u2019organo T dovuta alla radiazione R. <strong>wR <\/strong>\u00e8 il fattore di ponderazione per la radiazione R, noto anche come <strong>fattore di pericolosit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Un RX torace corrisponde mediamente a 0,1 mSv. La radiazione media del fondo naturale \u00e8 2,4 mSv\/anno.<\/p>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p>Fonte: <a href=\"https:\/\/amzn.to\/496liCI\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Manuale di radiologia. Concorso Nazionale SSM<\/a>.<\/p>\n<\/blockquote>\n<\/blockquote>\n\n\n<div id=\"bmscience3439239377\" style=\"margin-top: 15px;margin-bottom: 15px;margin-left: auto;margin-right: auto;text-align: center;\"><div data-id='24157' class='amazon-auto-links aal-js-loading'><p class='now-loading-placeholder'>Now loading&#8230;<\/p><\/div>\r\n\r\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le tecniche diagnostiche radiologiche sono un insieme di procedure che consentono di ottenere immagini dei tessuti e degli organi interni utilizzando rilevatori sensibili ai raggi X. I raggi X sono una forma di radiazione elettromagnetica, costituita da fotoni, prodotta da un tubo radiogeno contenente un catodo e un anodo.Il catodo, che \u00e8 il polo negativo,&hellip;<\/p>\n<p class=\"more\"><a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/bmscience.net\/blog\/principi-di-funzionamento-della-radiologia-tradizionale\/\">Continue reading <span class=\"screen-reader-text\">Principi di funzionamento della radiologia 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