L’acqua dolce accumulata nel sottosuolo è quella più abbondante e facilmente accessibile, seguita dall’acqua contenuta nei laghi, nelle paludi, negli stagni e nei fiumi. Essa rappresenta più del 90% del totale dell’acqua dolce utilizzabile per gli usi umani: circa un miliardo e mezzo di persone nel mondo attingono alle acque sotterranee trasformandole in acqua potabile. È stato calcolato che ogni anno viene prelevata una quantità di acqua sotterranea compresa fra 600 e 700 km3 in tutto il mondo.

Una parte delle acque che circolano sulla superficie terrestre penetra nel terreno per forza di gravità, attraverso rocce porose e permeabili. L’infiltrazione di quest’acqua si arresta quando essa raggiunge strati di roccia impermeabili. In questo punto l’acqua si accumula negli interstizi e nelle fratture delle rocce permeabili, dette acquiferi, saturandole. Il limite fra le rocce sature d’acqua e quelle non sature si chiama superficie freatica. Le falde idriche sono gli accumuli di acqua localizzati al di sotto della superficie freatica. Le acque delle falde idriche possono scendere a profondità maggiori oppure risalire, arrivando in alcuni casi a traboccare in superficie, come accade quando si forma una sorgente.

Esistono due tipi di falde: la falda freatica e la falda artesiana.
La falda freatica è delimitata da uno strato di roccia impermeabile solo nella parte inferiore. La sua falda idrica è alimentata dalle acque di superficie (corsi d’acqua, laghi…) e, a sua volta comunica con esse. Per attingere acqua dalle falde freatiche occorre scavare pozzi profondi fino a una decina di metri sotto terra. L’acqua di questi pozzi deve essere attinta tramite pompaggio.
La falda artesiana è delimitata da strati di roccia impermeabili sia nella parte superiore che in quella inferiore. La qualità dell’acqua contenuta in queste falde è migliore di quella ottenuta dalle falde freatiche. Per raggiungere una falda artesiana occorre però un pozzo più profondo, dai quali l’acqua, che ha pressione sufficiente, zampilla in superficie.

L’Italia è un paese ricco di sorgenti di acque minerali anche perché gran parte del suo territorio è di origine vulcanica. Le acque termali hanno temperature comprese fra i 20 e i 100 °C e sono ricchissime di sali e gas. Possono essere utilizzate per riscaldare abitazione, produrre energia, estrarre sostanze utili e per curare diverse malattie, come avviene nei centri termali.

I geyser sono un tipo particolare di sorgente termale intermittente, caratteristica delle aree vulcaniche dell’America dell’America settentrionale e dell’Islanda. Le acque si surriscaldano raggiungendo temperature superiori ai 100 °C, senza però entrare in ebollizione a causa della pressione esercitata dalle acque sovrastanti. Le acque surriscaldate salgono in superficie fino a quando la diminuzione della pressione provoca la trasformazione improvvisa dell’acqua in vapore, che viene eruttato con violenza in superficie.

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Di Raffo Coco

Ciao a tutti, mi chiamo Raffaele Cocomazzi e sono il cofondatore di BMScience. Sono appassionato di Scienza, Medicina, Chimica e Tecnologia. Laureato in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Foggia e attualmente MFS in Medicina Nucleare presso l'Alma Mater Studiorum (Università di Bologna). Per contattarmi o maggiori informazioni seguimi sui vari social.